La nevicata dell’Epifania 2026: freddo e neve in Europa… perfino in Italia

Ritratto di lorescienza.97
Pubblicato Lunedì, 19 Gennaio, 2026 - 16:49 da Lorenzo Mario "lorescienza.97" Bozzo

Finalmente tra la fine del 2025 e l’inizio di questo 2026 l’inverno è tornato a farsi sentire non solo a est ma anche nel cuore del vecchio continente, con impulsi di aria fredda come non si vedevano da un po’ di tempo a questa parte.

 

Già negli ultimi giorni del 2025 aria di origine polare continentale ha cominciato a interessare l'est Europa, e in particolare la penisola scandinava, dove si sono registrate temperature molto basse, minime sottozero su buona parte della penisola iberica, Francia e Regno Unito, fino a -10/-15 gradi tra Germania, Svizzera e Austria, e fin sotto -30 gradi sulla Lapponia.

 

In Italia l'avvezione fredda è risultata meno intensa, ma sufficiente per mantenere le temperature al di sotto delle medie climatiche. Anche su Pianura Padana e diverse altre zone del Centro-Nord e Regioni Adriatiche le notti serene ed il ristagno di aria fredda in discesa da nord-est hanno reso possibili gelate anche in pianura dopo il tramonto.

Nei giorni a seguire, sono arrivate coperture nuvolose al Nord, sulle regioni centrali e in Sicilia, con piogge sparse e ancora giornate fredde al Nord e sulle zone interne del centro, nonché neve sull'Appennino settentrionale a medio-alte quote.

 

L’immagine satellitare in Figura 1.1 mostra proprio l’Europa letteralmente divisa in due parti: una massa d’aria polare continentale che staziona sulle regioni europee settentrionali fino alle Alpi con nevicate sulle pianure francesi nord-occidentali, Belgio, Paesi Bassi e Germania subito prima dell’Epifania (vedi Figure 1.2 e 1.3), a sud invece correnti umide e miti occidentali.

La zona di scorrimento tra le due è quella più instabile e coinvolgeva anche parte dell’Italia centrale e la penisola iberica.

 

   

(1)                                                                                                      (2)

(3)

Figura 1.1-3: (1) e (2) immagini satellitari delle masse d’aria METEOSAT 12 (EUMETSAT) il pomeriggio del 3 e quello del 5 gennaio 2026, via www.meteociel.fr ; (3) immagine satellitare che mostra la neve e le nubi basse (come illustrato) sulla Francia, immortalata il 6 gennaio, dopo le nevicate dei giorni precedenti (fonte: https://worldview.earthdata.nasa.gov/MODIS_Terra/Aqua + NOAA-20_VIIRS + Suomi NPP_VIIRS/ Corrected Reflectance True Color).

 

 

È stato poi tra le il 6 e il 10 gennaio il periodo in cui l'aria polare che stazionava sull'Europa centro-orientale che è scesa ulteriormente di latitudine irrompendo in maniera più incisiva (vedi Figura 2.1) ed estendendosi gradualmente verso sud determinando una breve ma significativa fase fredda anche dalle nostre parti.

A seguire, la Tempesta Goretti (vedi Figura 2.2) si è andata ad appronfondire tra le Isole Britanniche e la Manica, e ha portato aria fredda artico-marittime con neve e forti venti soprattutto sull’Inghilterra centro-settentrionale, Galles e Scozia, e con accumuli di neve fino a 20-30 cm sulle Midlands. La tempesta è andata poi a evolvere in un sistema occluso, non prima di raggiungere una struttura geometrica quasi perfetta da satellite, mostrando la sequenza di Fibonacci come visibile in natura!

Le raffiche massime registrate tra Francia e Regno Unito sono state:

 

  • 213.1 km/h a Phare de Gatteville, vicino a Barfleur (50), nella Manche
  • 182 km/h a Carteret (50), 158 km/h alle Isole Scilly
  • 157 km/h a Cap de la Hague (50)
  • 156 km/h a Cap de la Hève (76)
  • 154 km/h a Capo Sagro, 148 km/h a Brignogan (29) e a Cherbourg-Maupertus (50)
  • 153 km/h a Belle-Ile (56) e a Vigie de Homet (50)
  • 152 km/h a Ile de Bréhat (22)
  • 147 km/h a Ile de Batz (29) e a Jersey (UK)
  • 145 km/h a Culdrose (UK)

 

   

(1)                                                                                                      (2)

Figura 2.1-2: Immagini satellitari delle masse d’aria METEOSAT 12 (EUMETSAT) la mattina del 6 ed il pomeriggio dell’8 gennaio 2026, via www.meteociel.fr.

 

Tornando all’Epifania, l’instabilità è stata tale da portare nevicate a quote basse, dapprima sulle regioni centro-settentrionali, successivamente anche su parte di quelle meridionali, con quota neve in pianura tra Emilia orientale, Romagna e basso Veneto, per via di una serie di vortici in entrata da nord / nord-ovest.

La neve è arrivata anche su gran parte della Toscana, imbiancando le colline fino a bassa quota, soprattutto tra le province di Firenze, Prato e Pistoia, in alcune zone fino in pianura.

I modelli non erano tutti concordi alla stessa maniera, ma la tendenza è diventata previsione e infine realtà quando anche il giorno precedente quelli ad alta risoluzione hanno confermato la neve spingersi fin su Bologna, con lievi accumuli, dell’ordine dei 5 centimetri, qualcosa in più sulle colline , con maggiori chance nevose su Romagna (neve fino a Rimini), pianura romagnola, ferrarese e bolognese, come ben visibile dalle mappe satellitari in Figura 3-1-2 e nel dettaglio della Figura 3.3.

Una circostanza curiosa da notare è la disposizione dell’innevamento al suolo (vedi in particolarela Figura 3.3): il limite tra neve e pioggia dipende dalla prevalenza del vento nord-ovest, nel primo caso, e dalla Bora (da nord-est) per la pioggia, infatti quest’ultima è certamente un vento freddo ma scorrendo sul mare – parlando quindi di correnti marittime di Bora – parzialmente si scalda.

Il tutto è dipeso quindi dallo sfondamento del richiamo più mite da nord-est, spingendo i fenomeni eventualmente fino all’Emilia occidentale, cosa che si è manifestata fino a lambire il Modenese con una nevicata coreografica.

Fiocchi sono caduti anche sulla pianura e costa orientale veneta e in Friuli fino a Trieste.

Come detto, ne è risultata imbiancata anche la spiaggia di Rimini, come Cesenatico, Bellaria-Igea Marina e Cervia.

Non solo la neve ed il freddo, il vento forte ha causato la caduta di numerosi alberi e rami, talora solo pericolanti, specialmente nelle province romagnole.

Nelle Marche la dama bianca è caduta anche su città come Pesaro, Urbino e Macerata mentre in Umbria ha imbiancato anche Perugia. La neve sulle zone di pianura è durata ben poco, già sciolta dopo tre giorni, mentre ancora si presentavano innevate le colline pesaresi al confine con la Romagna.

Nord-ovest italiano solo a guardare con temperature molto basse ma precipitazioni irrisorie o nulle, come pure sulla nostra Liguria, con vento freddo pungente e burrascoso di Grecale e Tramontana, al più qualche fiocco svolazzante sulle interne di Levante, poi schiarite.

 

A partire dal pomeriggio del 6 gennaio le precipitazioni si sono così spostate verso est, interessando ancora l’Appennino Tosco-Emiliano, le province centro-orientali toscane e ancora la Romagna, cessando gradualmente nella notte sul 7 gennaio.

La neve ha comunque imbiancato anche le località del Centro-Sud di media-alta quota nei giorni subito successivi all’Epifania, come L’Aquila, ma anche in Sicilia olre 1000 metri come sulle alte Madonie. Tornando in Toscana, la neve ha fatto nuovamente capolino, questa volta a Siena tra 7 e 8 gennaio.

Infine qualche episodio di gelicidio o pioggia congelantesi tra 9 e 10 gennaio sull’Appennino Tosco-Emiliano e alcune zone marginali di pianura, nonché su alcuni tratti della A32 Torino-Bardonecchia, per via della scaldata in quota e delle temperature ancora negative al suolo che hanno permesso a questo fenomeno di verificarsi, come ormai siamo abituati sempre più spesso.

 

   

(1)                                                                                                      (2)

(3)

Figura 3.1-3: Immagini satellitari che mostrano la neve e le nubi sull’Italia, il 7 (1) e l’8 gennaio (2), dopo la nevicata dell’Epifania, con la neve molto più visibile l’8 gennaio in presenza di cieli più sereni sul Centro Italia (fonte: https://worldview.earthdata.nasa.gov/MODIS_Terra/Aqua + NOAA-20_VIIRS + Suomi NPP_VIIRS/ Corrected Reflectance True Color).

 

Di seguito vi lasciamo un resoconto con gli accumuli nevosi registrati in Emilia-Romagna e a San Marino (fonti: dati Arpae, Centro Meteo Bolognese, Centro Meteo Emilia Romagna, Andrea Vuolo Meteo):

 

  • 3-5 cm a Bologna città
  • 5 cm a Montegroppo-Albareto (PR), 656 m
  • 5-7 cm sulla costa riminese
  • 7 cm a Bellaria-Igea Marina (RN)
  • 7-8 cm a Rimini Marebello
  • 8 cm a Riccione “monte” (RN)
  • 9 cm a Civago-Villa Minozzo (RE), 1051 m
  • 10 cm a Castenaso (BO)
  • 10-12 cm a Medicina (BO)
  • 11 cm a Molinella (BO), Corpolò (RN)
  • 12 cm a Ligonchio-Ventasso (RE), 900 m
  • 13 cm a Lagdei-Corniglio (PR), 1252 m
  • 14-16 cm a Lugo centro (RA)
  • Tra 15 e 20 cm sulle colline riminesi
  • 16 cm a Piandelagotti-Frassinoro (MO), 1219 m
  • 18 cm a Forlì, a Mordano (BO) e a Febbio-Villa Minozzo (RE), 1148 m
  • 19 cm a Monterenzio (BO)
  • 19-20 cm nella zona ovest di Lugo (RA), la località di pianura con maggiore accumulo di neve al suolo
  • 21 cm a Faenza (RA)
  • 21.6 cm a Loiano (BO), 741 m
  • 22 cm a Sarsina (FC) e a Monteacuto delle Alpi-Lizzano in Belvedere (BO), 900 m
  • 25 cm a Brisighella (RA) e a Chiesanuova (Repubblica di San Marino)
  • 25-28 cm a Bertinoro (FC)
  • 27 cm a Monte Palareto (FC)
  • 35 cm a Monte Trebbio (FC)
  • 39 cm a Lago Scaffaiolo-Lizzano in Belvedere (BO), 1662 m
  • 40 cm a Valsalva (BO)
  • 41 cm a Lago Pratignano-Fanano (MO), 1319 m
  • 60 cm a Doccia di Fiumalbo (MO), 1371 m

 

A seguire invece gli accumuli in Toscana (fonti: dati Arpae):

 

  • 7 cm a Lago Paduli-Comano (MS), 1151 m
  • 22 cm a Passo delle Radici-Castiglione di Garfagnana (LU), 1535 m
  • 41 cm a Badia Tedalda (AR), 850 m

 

Infine la neve accumulata in Valle d’Aosta (fonti: Meteo Valle d’Aosta):

 

  • 15 cm a Cogne paese e nella Valle di Gressoney
  • 20 cm a Courmayeur paese, 1220 m
  • 25 cm a Chamois e a La Thuile paese, 1440 m
  • 30 cm in Val di Rhemes, a Pila (1800 m), a Champoluc (1550 m) e in quota a Cogne
  • 35 cm a Valsavarenche Pont (1951 m) e all’Alpe Forca di Champoluc (2301 m)
  • 40 cm in quota a Chamois
  • 48 cm a Ollomont By, 2018 m
  • 52 cm a Courmayeur-Gabba, 2156 m
  • 56 cm a Crevacol, 2018 m
  • 65 cm a Bionaz Place Moulin, 1970 m
  • 66 cm a Courmayeur - Prè-de-Bard, 2040 m
  • 67 cm a La Thuile La Grand Tete, 2480 m
  • 72 cm al Gran San Bernardo, 2360 m
  • 80 cm a Valgrisenche Menthieu (1859 m), a Morgex Lavancher (2842 m) e Cervinia paese (1998 m)
  • 83 cm a Valtournenche Grandes Murailles, 2566 m.

 

   

(1)                                                                                                      (2)

Figura 4.1-2: (1) Carta delle temperature minime previste per l’8 gennaio mattina dal modello Moloch-IFS con risoluzione spaziale di 1.5 km, via Lamma Meteo, confrontate con (2) le temperature minime osservate l’8 gennaio dalla rete MeteoNetwork (fonte: https://www.meteonetwork.eu/it/mappe-realtime).

 

La fase più fredda è stata registrata tra l’Epifania e il fine settimana successivo con temperature molto basse duranta il giorno e massime di poco sopra lo zero o localmente sottozero, specie se in quota. Di seguito – in Figura 5.3 – alcuni dei valori più bassi registrati in Italia tra il 6 e l’8 gennaio, le località che in almeno una delle tre giornate abbiano registrato una minima almeno al di sotto dei -15°C, ma sono almeno 478 quelle che abbiano registrano ≤ -10 gradi tra Valle d’Aosta, Piemonte, Liguria, Lombardia, Triveneto, Emilia-Romagna, Toscana, Marche, Lazio e Abruzzo.

Il valore più basso, di ben -34.5°C, è stato raggiunto il 7 gennaio alla dolina di Campoluzzo (Monte Lozze), nell’alto Vicentino (minima di -33.5°C anche il giorno successivo), seguito dai -31.1°C di Capanna Margherita (VC), nel gruppo del Monte Rosa a quota 4560 m s.l.m., sempre il giorno 7 gennaio, probabilmente la stazione più alta del vecchio continente.

 

(1)

(2)

(3)

Figura 5.1-3: (1) Temperature minime nei giorni 6-8 gennaio 2026 per le località che hanno raggiunto -20 gradi in almeno una delle tre giornate, e (2) relative statistiche per tutte le località italiane che hanno registrato almeno -10 gradi di minima; (3) grafico delle temperature minime registrate dalle località che hanno registrato almeno -15 gradi. Tabelle e grafico relaizzati dal sottoscritto grazie ai dati forniti dalle varie reti meteo sopra menzionate.

 

Le mattinate del 7 e dell'8 gennaio sono state dunque molto fredde su tutta Italia con estese e forti gelate al centro-nord e nelle valli interne del Sud.

È stato freddo a tutte le quote, visto che in questo caso, e non come la settimana precedente, non vi è stata inversione termica.

 

Specialmente la mattina dell’8 gennaio minime diffusamente prossime o inferiori ai -10 °C sulle Alpi, comprese le vallate; valori anche di -17/-19°C in località come Livigno, -14/-15°C in città come Bunico, -11/-12°C a Belluno e Ponte di Legno, sui -7/-9 °C a Bolzano, Trento, Sondrio, Bormio, Asti e Aosta, -5/-7°C a Vicenza, Padova, Brescia, Arezzo e Udine, -3/-5°C a Milano, Torino, Firenze, L’Aquila, Campobasso, Modena, Piacenza e persino Rimini, -2/-3°C a Bologna, Parma, Trieste, Venezia, valori tra -1 e +1°C anche a Roma.

Punte di -8/-10°C nelle zone più interne di Toscana e Romagna dove è nevicato, per effetto dell’albedo e dei cieli sereni.

Non sono mancati episodi di galeverna o addirittura calabrosa, in particolare tra Lombardia orientale e basso Veneto, ma anche nel Torinese; a tratti anche la nebbia è risultata ghiacciata, esasperando il fenomeno.

A differenza della maggior parte delle località del Centro-Nord, la costa ligure proprio per i suoi microclimi differenti e per l’effetto più decisivo del travaso padano di aria fredda con la Tramontana scura, ha registrato le minime più fredde il 7 gennaio mattina, con valori tra -1 e +1 gradi su Genova e Savona.

 

Da venerdì 9 gennaio vi è stato un sensibile aumento delle temperature minime su tutta Italia, e per quanto riguarda le massime soprattutto al Centro-Sud, con variazioni rispetto ai giorni precedenti anche di 8/10 gradi sulle Regioni Adriatiche, per ora dei venti meridionali, Garbino o Libeccio a seconda delle zone.

Le temperature poi sono rimaste pressochè stazionarie o al più in lieve calo nel fine settimana e infine un deciso e definitivo aumento da martedì 13 gennaio.

 

Finiamo con la situazione delle minime più fredde ed estreme registrate in Europa tra 3 e 12 gennaio (dati sito: meteociel.fr), a fronte di valori localmente inferiori ai -20 gradi tra Alpi, Germania orientale e Polonia, vi sono state temperature davvero gelide in Scandinavia:

 

  • -42.4°C a Salla Naruska (Finlandia) il 9 gennaio (massima di -40.3°C e indice di windchill, ovvero percepita per il vento, di ben -50.1°C), con una replica di -42°C il 10 gennaio (winchill di -49.3°C) e già preceduti da -38.6°C l’8 gennaio;
  • -41.7°C a Kittila (Finlandia) il 9 gennaio (winchill minimo di -47.3°C), già preceduti da -40.3°C l’8 gennaio e con replica di -40.2°C il 12 gennaio (windchill di -44.2°C) e di -39.8°C il 10 gennaio (massima di -35.2°C e windchill di -45.1°C);
  • -41.5°C a Karasjok (Norvegia) l’11 gennaio (windchill di addirittura -54.3°C!), con replica di -40.2°C il 12 gennaio (windchill minimo di -53.1°C), e già preceduti da -41.4°C il 9 ed il 10 gennaio (massima di -40°C e windchill arrivato ancora a -53.1°C il 9 gennaio), e da -40.6°C l’8 gennaio, con windchill di ancora -53.9°C!
  • -40.8°C a Gielas (Svezia) il 4 gennaio, con una massima mai salita sopra i -30.5°C e indice windchill sceso fino ad una percepita di -49.8°C!
  • -40.4°C a Kittila Kk (Finlandia) il 9 gennaio, con una replica di -39.2°C il 10 gennaio (massima di -35.8°C) e un’altra di -38.7°C il 12 gennaio;
  • -40.4°C anche all’aeroporto di Kemijarvi (Finlandia) il 10 gennaio (windchill di -45.5°C), già preceduti da -40.1°C il 9 gennaio, massima a mezzanotte di -37.7°C e windchill di -48.2°C;
  • -40.1°C a Karesuando (Svezia) il 10 gennaio (massima di -36°C), già preceduti da -38.5°C il 9 gennaio e da -38°C il 4 gennaio (winchill di -45.3°C);
  • -40°C a Sodankyla (Finlandia) il 9 gennaio (massima di -36.8°C e windchill di -48.4°C), già preceduti da -39.1°C l’8 gennaio e con una replica di -38.5°C il 10 gennaio;
  • -39.9°C a Savukoski Kk (Finlandia) il 5 ed il 9 gennaio, massima mai salita sopra i -38°C il 9 gennaio e indice windchill sceso fino a -43.4°C il 5 gennaio, con una replica di -39.5°C il 10 gennaio e già preceduti da -39.2°C l’8 gennaio;
  • -39.9°C anche a Kittila Pokka (Finlandia) il 9 gennaio (-39.3°C il 10 gennaio), massima di -36.9°C e addirittura un indice di windchill minimo di ben -55.3°C in mattinata!
  • -39.8°C a Sodankyla Lokka (Finlandia) l’8 gennaio (winchill di ben -49.6°C!), con una replica di -39°C il 9 gennaio (massima di -36.7°C e winchill di ben -52.2°C!) e di -38.8°C il 10 gennaio (windchill di -46.2°C);
  • -39.7°C a Muonio (Finlandia) l’8 gennaio, che già aveva registrato -38.8°C il 5 gennaio (massima di -32.4°C e windchill di ben -48.1°C), con una replica di -38.4°C il 6 gennaio;
  • -39.6°C a Sodankyla Vuotso (Finlandia) il 9 gennaio (windchill di -47.5°C), con una replica di -38.2°C l’8 gennaio (massima di -35.1°C);
  • -39.1°C anche a Kuusamo Kiutakongas (Finlandia) il 9 gennaio, massima di -37.4°C;
  • -39°C a Pajala (Svezia) il 12 gennaio, già preceduti da -38.8°C l’8 gennaio (massima di -31.8°C e indice di windchill di -43.9°C), e da -38.4°C il 9 gennaio;
  • -38.9°C a Utsjoki Kevo Kevojarvi (Finlandia) il 12 gennaio;
  • -38.8°C anche a Rovaniemi mlk Apukka (Finlandia) il 10 gennaio, con windchill di -42.7°C;
  • -38.6°C a Ylitornio Meltosjarvi (Finlandia) il 10 gennaio, con windchill di -43.1°C;
  • -38.5°C a Salla Kk (Finlandia) il 9 gennaio, massima di -35.4°C e windchill di -46.8°C;
  • -38.3°C a Naimakka (Svezia) il 9 gennaio, con indice di windchill sceso a -43.6°C;
  • -38.1°C a Kevo (Finlandia) il 12 gennaio, con windchill di -44.4°C.

 

Completiamo la carrellata di immagini con le foto delle nevicate dall’Italia.

 

   

(1)                                                                                                      (2)

   

(3)                                                                                                      (4)

Figura 6.1-4: Foto della neve (1) sulla spiaggia di Cesenatico (RN), di Fabiola Boschetti via Emilia Romagna Meteo; (2) a Siena, di free.fpv via Instagram; (3) alla Basilica di San Luca (BO) e (4) a Corno alle Scale (BO), entrambe di ricky_marani, via Instagram.

 

In conclusione, possiamo affermare che la nevicata dell’Epifania è stata quantomai necessaria dopo anni piuttosto deludenti, anche se più irregolare del 2018 e molto più modesta della grande nevicata del 2012 e di quelle del passato.

Erano ben 762 i giorni consecutivi senza accumulo di neve al suolo a Bologna (dal 6 dicembre 2023 al 5 gennaio 2026) – come afferma il Centro Meteo Bolognese – in alcuni quartieri cittadini anche da più tempo.

Non parliamo di record e non scomodiamo i gelidi inverni del secolo scorso, come quello del 1985, ma finalmente raccontiamo di un inverno piuttosto dinamico e freddo, questo lo possiamo dire.

 

[Riferimenti e fonti varie: Centro Meteo Bolognese, Meteonetwork, Centro Meteo Emilia Romagna, Emilia Romagna Meteo, Arpa Emilia-Romagna, Meteo Valle d’Aosta, Meteo Marche, Andrea Vuolo Meteo in Piemonte]