Indifferenza, fango e devastazione su Sicilia, Sardegna e Calabria: la Tempesta Harry (19-21 gennaio 2026)

Ritratto di lorescienza.97
Pubblicato Martedì, 3 Febbraio, 2026 - 07:14 da Lorenzo Mario "lorescienza.97" Bozzo

A cavallo tra la terza e la quarta settimana del gennaio 2026 una pesante ondata di maltempo ha interessato il Centro-Sud e le Isole Maggiori – probabilmente una delle più intense degli ultimi 50 anni per queste zone, non solo per portata ma anche per estensione – con la fase più critica tra lunedì 19 e martedì 20 gennaio.

 

LA PREVISIONE: CENTRO-SUD E ISOLE IN ALLERTA ROSSA

 

A 24-48 ore dall’evento, le mappe previsionali hanno cominciato a colorarsi sempre più, con le uscite modellistiche ad alta risoluzione… colori a fondoscala in alcuni casi: picchi diffusi di oltre 400-500 millimetri di pioggia in meno di 72 ore, con addirittura accumuli superiori sul comprensorio dell'Etna, dove a quote elevate erano previsti cumuli di neve al suolo di oltre 2-3 metri (fino a 5-7 metri sopra i 2500 m); raffiche di vento superiori a 200 km/h sul massiccio dell'Aspromonte, cime dell’Etna e Madonie; altezza massima delle onde anche superiore ai 8-9 metri – quindi mare grosso molto grosso – con periodo d’onda anche oltre 11-12 secondi, pertanto caratteristiche “quasi oceaniche”, responsabili di mareggiate violentissime lungo le coste esposte, e con un impatto rilevante su infrastrutture, porti e litorali [1].

 

(1)

   

(2)                                                                                                      (3)

   

(4)                                                                                                      (5)

Figura 1.1-5: (1) Immagine che mostra la tempesta Harry nel Mediterraneo il 19 gennaio scorso, come osservata dal Flexible Combined Imager (FCI) del Meteosat-12, fonte: EUMETSAT; (2) mappa meteo degli accumuli di precipitazione previsti dal modello ICON-2I tra 19 e 20 gennaio 2026, con focus (3) su Sicilia e Calabria [12]; mappe (4) degli accumuli di neve fresca e (5) delle massime raffiche di vento entro le ore 01 del 21/01, sempre secondo il modello ICON-2I, fonte: Meteociel.fr.

 

 

In conseguenza di ciò sono state emesse dai rispettivi organismi istituzionali (Arpa e Dipartimento di Protezione Civile di Sardegna, Sicilia, e Calabria) diversi avvisi di criticità idrauliche ed idrogeologiche con annesse allerte meteo, a cui sono seguite diverse ordinanze di chiusura di scuole e attività non fondamentali, grazie alle quali non parleremo di vittime.

 

Lunedì 19 gennaio 2026:

 

  • Sardegna -> allerta rossa per rischio idrogeologico su Iglesiente, Campidano, bacini di Flumendosa-Flumineddu e Gallura, arancione per rischio idraulico sulle medesime zone; allerta arancione per rischio idrogeologico e gialla per rischio idraulico sul bacino del Tirso; allerta gialla per rischio idrogeologico e idraulico sui bacini di Montevecchio-Pischinappiu e Logudoro.
  • Sicilia -> allerta rossa per rischio idrogeologico e idraulico per temporali sui comparti nord-orientali del versante ionico e del versante tirrenico e isole Eolie; allerta arancione sui comparti sud-orientali del versante dello Stretto di Sicilia e del versante ionico e sul bacino del fiume Simeto; allerta gialla per i restanti settori.
  • Calabria -> allerta arancione per criticità idrogeologica-idraulica e temporali sul versante tirrenico meridionale, sul versante ionico centro-settentrionale, centro-meridionale e meridionale; allerta gialla sui restanti settori ionici e tirrenici.

 

 Martedì 20 gennaio 2026:

 

  • Sardegna -> allerta rossa per rischio idrogeologico e idraulico su Campidano e bacini di Flumendosa-Flumineddu; rossa per rischio idrogeologico e arancione per rischio idraulico su Iglesiente; allerta arancione per entrambi i rischi sul bacino del Tirso e Gallura, gialla sui bacini di Montevecchio-Pischinappiu e Logudoro.
  • Sicilia -> allerta rossa per rischio idrogeologico e idraulico per temporali sul versante ionico nord-orientale e sud-orientale, sul versante tirrenico nord-orientale e isole Eolie, sul versante sud-orientale dello Stretto di Sicilia e sul bacino del fiume Simeto; allerta arancione o gialla per i restanti settori.
  • Calabria -> allerta rossa per criticità idrogeologica-idraulica e temporali sui comparti centro-meridionali e meridionali del versante tirrenico e di quello ionico; allerta arancione sul versante ionico settentrionale e centro-settentrionale; allerta solo gialla sul versante tirrenico settentrionale e centro-settentrionale.

 

Mercoledì 21 gennaio 2026:

 

  • Sardegna -> allerta arancione su Iglesiente, Campidano, bacini di Flumendosa-Flumineddu, bacino del Tirso e Gallura, ancora rossa per rischio idraulico su Campidano e bacini di Flumendosa-Flumineddu, solo gialla sempre per rischio idraulico sul bacino del Tirso e Gallura; allerta gialla sui bacini di Montevecchio-Pischinappiu e Logudoro. Aggiornamento successivo ad arancione e gialla su tutti i territori eccetto che sui bacini di Montevecchio-Pischinappiu e Logudoro, dove è cessata l’allerta prima della mezzanotte del 22 gennaio.
  • Sicilia -> allerta rossa per rischio idrogeologico e idraulico per temporali sul versante ionico nord-orientale; allerta gialla o arancione sul versante tirrenico centro-settentrionale e nord-orientale e isole Eolie, sui comparti sud-orientali del versante dello Stretto di Sicilia e del versante ionico, e sul bacino del fiume Simeto; allerta solo gialla per i restanti settori. Aggiornamento successivo a gialla (comparti meridionali e orientali) o nulla su tutti i settori.
  • Calabria -> allerta rossa per criticità idrogeologica-idraulica e temporali sui comparti meridionali dei versanti tirrenico e ionico, e sul versante ionico centro-meridionale; allerta arancione sul versante ionico settentrionale e centro-settentrionale, e sul versante tirrenico centro-meridionale; allerta gialla ancora una volta sul versante versante tirrenico settentrionale e centro-settentrionale. Aggiornamento successivo ad arancione o gialla su tutti i settori.

 

LA DINAMICA METEOROLOGICA: LA TEMPESTA HARRY

 

Come già avevamo anticipato qualche giorno fa sui nostri canali social, il marcato peggioramento è da attribuirsi all'affondo di una depressione afro-mediterranea in lento spostamento verso levante fino alle coste del nord Africa. Il Ciclone Mediterraneo che si è andato a generare – la Tempesta Harry – è rimasto intrappolato nel proprio naturale percorso verso est da un potente anticiclone, allungato dalla Russia fino alla penisola balcanica, e ha stazionato nel Mediterraneo centro-meridionale per più di 48 ore, incrementando sensibilmente il gradiente barico sull’area ionica e su quella tirrenica meridionale, dove il peggioramento è andato ad acuirsi e la depressione ha assunto la classica rotazione ciclonica antioraria attorno al minimo di bassa pressione posizionato a sud della Sardegna.

In corrispondenza della Tunisi, martedì 20 gennaio ha preso forma un sistema convettivo multicellulare – un ammasso di celle temporalesche che si autoalimentano – con la coda che si è andata a estendere tra le due Isole Maggiori e un “ricciolo” a sud-ovest della Sardegna [8] (vedi la ‘B’ in Figura 2.2), espressione del minimo principale.

Il centro della struttura, quel “ricciolo”, si è andato poi ad approfondire sulle Isole Baleari, ma i temporali più forti insistevano ancora su Sardegna e Sicilia [12], ad opera di un minimo secondario (vedi la ‘B’ in Figura 2.3).

 

Come ha giustamente rimarcato Giulio Betti, meteorologo e climatologo del CNR e presso il Consorzio LaMMA, il Ciclone Harry non era un uragano, non era un TLC (Tropical Like Cyclone) ma si trattava di «un ciclone extratropicale isolato dal flusso principale (cut-off) come molti altri, ma in questo caso la sua potenza è data dal forte gradiente barico (differenza di pressione al suolo) con l’anticiclone di blocco, dalle acque superficiali particolarmente miti per la stagione e da una robusta struttura alle medie quote troposferiche». Inoltre il suo sviluppo è stato talmente lento da renderlo ancora più pericoloso e devastante [13].

Questo «anche perché è nato attraverso una saccatura atlantica e non [aveva] le caratteristiche simmetriche e a cuore caldo, come gli uragani» ha aggiunto Veronica Lazzerini, Vice Presidente di Meteo POP [8].

 

   

(1)                                                                                                      (2)

   

(3)                                                                                                      (4)

Figura 2.1-4: Immagini satellitari di Meteosat12, (1-2) del tipo sandwich visible/infrarossi HD dell’Italia, fonte: Meteociel.fr.

 

 

Le regioni del Centro-Sud Italia si sono trovate sul lato orientale della depressione, esposte a un potente flusso sciroccale che ha portato altri effetti, oltre ai danni diretti: accumuli piovosi estremamente importanti (parliamo anche di oltre 500 mm a fine evento) sui settori sopravento dove si è andata a delineare la classica dinamica di sollevamento da “staü” (umidità marina, obbligata a sollevarsi incontrando una catena montuosa, si scarica al suolo tramite precipitazioni intense e temporali stazionari autorigeneranti), con frequente attività elettrica; una mareggiata davvero intensa, tanto da poter essere definita una delle più importanti degli ultimi decenni, caratterizzata da un “fetch” veramente notevole, ossia una superficie marina investita dal vento molto estesa (la quasi totalità del Mediterraneo centrale).

 

Insomma, un peggioramento che ci ha portato alla memoria la disastrosa Tempesta Vaia (ricordiamo che si raggiunse una pressione minima di 978.7 hPa, accumuli fino a 715.8 mm in 72 ore sulle aree montane del Veneto e raffiche di vento fino a 217.3 km/h al Passo Rolle), che tra fine ottobre e inizio novembre 2018 devastò diverse aree del Centro-Nord, con conseguenze simili a quelle di Harry, ma di certo un altro potenziale, una depressione ben più profonda e un periodo più consono a questo tipo di cicloni extra-tropicali… eppure siamo qui a raccontare di questo evento accaduto a gennaio, in una stagione in cui il mare dovrebbe essere freddo, l'energia in gioco ridotta!

Potremmo fare simili considerazioni sugli accumuli pluviometrici mettendo a confronto questo evento con quelli alluvionali della Romagna del 2023 (e analoghe alluvioni nel 2024), ma i valori in quel caso si raggiungerebbero sommando i due distinti episodi.

 

   

(1)                                                                                                      (2)

   

(3)                                                                                                      (4)

(5)

Figura 3.1-5: Immagini satellitari di Meteosat12, (1-2) del tipo sandwich visible/infrarossi HD dell’Italia, (3) del tipo composition visible dell’Europa occidentale, fonte: Meteociel.fr; (4) immagine del satellite Terra/Modis della NASA che mostra la polvere desertica sahariana in risalita (frecce gialle) il 20 gennaio verso il Centro-Sud, sospinta dalle correnti sciroccali, innescate dal minimo principale della depressione afro-mediterranea (frecce blu); (5) webcam del Porto Nuovo di Lampedusa nel primo pomeriggio del 20 gennaio, fonte: © meteoforlicesena.

 

 

Come visibile in Figura 3.1, il Centro-Sud è stato coperto nella giornata di martedì 20 da un’ampia distesa nuvolosa sterile di centinaia di chilometri, dovuta alla presenza di altostrati formatisi in un contesto di risalita di polvere sahariana (vedi Figura 3.3), che hanno favorito la condensazione e di conseguenza la formazione di nuvole a quote medie.

L’intenso richiamo sciroccale del ciclone ha infatti trascinato grandi quantità di polvere desertica verso il Mediterraneo, un altro effetto quindi di queste forti correnti. Tutte queste particelle in sospensione hanno reso i cieli giallastri, come successo a Lampedusa.

Oltre alle precipitazioni e ai venti, sono stati registrati più di 100.000 fulminazioni – specialmente nel tratto di Mediterraneo compreso tra Sardegna, Sicilia e Tunisia – un valore importante per il mese di gennaio, e in gran parte attribuibile al grosso sistema temporalesco a mesoscala attivo al largo delle coste tunisine tra il 19 ed il 20 gennaio.

 

Nella notte tra 20 e 21 gennaio e soprattutto nella giornata di mercoledì la ventilazione ha cominciato a perdere intensità su siracusano e catanese, il maltempo h quindi mollato la presa per puntare verso il messinese e la Calabria, anche in questo caso attenuandosi gradualmente. Giornata quindi meno pesante, anche per via del lento calo del moto ondoso.

Le province più colpite, come da previsione, sono state quelle di Cagliari e Nuoro (in Sardegna), di Catania, Siracusa, Messina e Ragusa (in Sicilia), di Catanzaro, Reggio Calabria, Crotone e Vibo Valentia (in Calabria).

Ebbene la realtà non è andata molto lontano dalla previsione, e ci apprestiamo a raccontarvi quello che è accaduto, tramite i dati e la conta dei danni.

 

CRONACA DI UNA CATASTROFE: I NUMERI E LA CONTA DEI DANNI

 

Di seguito le criticità e la cronaca in Sardegna.

 

  • I vigili de fuoco hanno eseguito, nella giornata del 19 gennaio, oltre 70 interventi in Sardegna per fronteggiare i danni causati dal vento e dalle forti piogge: 9 cani, in pericolo a causa dell'esondazione di un corso d'acqua, sono stati soccorsi nel cagliaritano [9].
  • Nella notte tra 20 e 21 gennaio a Sinnai, nel cagliaritano, sono state soccorse 2 donne (madre e figlia) in pericolo per l’ingrossamento di due corsi d’acqua [6].
  • È stata chiusa temporaneamente la strada statale 195 Sulcitana, nel tratto costiero tra Cagliari e Capoterra, dove l’acqua del mare e detriti vari hanno invaso le carreggiate, spaccando diversi tratti del piano stradale.
  • Allagamenti e disagi a Chia (CA), nel comune di Domus de Maria, e a Piscina Manna (o Pixinamanna).
  • La strada provinciale SP 71 è rimasta bloccata per allagamenti nei pressi di Teulada (SU).
  • Nel nuorese si è reso necessario evacuare preventivamente alcune famiglie residenti nelle zone a rischio esondazione del rio Posada: 18 località, tra cui il comune di Torpè, sono state coinvolte poiché il corso d’acqua si era ingrossato a tal punto da mettere a rischio l’incolumità della popolazione, con centinaia di persone che hanno lasciato le proprie case e sono state accolte in punti di accoglienza predisposti, e con diverse strade che sono state chiuse o rese impraticabili da acqua, detriti e materiale trasportato dalla piena.
  • Un’intensa mareggiata si è abbattuta su Cala Luna, la perla di Cala Gonone e Baunei, nel comune di Dorgali (NU), con onde alte alcuni metri e l’acqua che è arrivata fino in paese. Anche il torrente in piena che scorre dietro la spiaggia ha contribuito ai disagi.
  • Due pastori sono risultati dispersi il 19 gennaio a seguito dell’esondazione del rio Margiani, a Urzulei (OG) nell’Ogliastra, poi ritrovati dai vigili del fuoco e dal soccorso alpino.

 

Nella sola Sicilia almeno un migliaio di strutture ricettive, balneari e di ristorazione distrutte; almeno dieci i chilometri di lungomare completamente distrutti, 408 gli sfollati nel picco più alto, di cui circa 50 rimasti senza un tetto sopra la testa [14]. Vediamo nel dettaglio le criticità in Sicilia.

 

  • I lungomari di molte località marittime sono irriconoscibili e inagibili perché invasi da detriti di ogni tipo, ma il mare ha invaso anche i centri abitati più esposti.
  • Le onde del mare hanno invaso compleatamente la carreggiata litoranea della spiaggia di Tonnarella a Mazara del Vallo (TP), con raffiche fino a 110-120 km/h.
  • Particolarmente colpita la zona dei borghi acesi: ad Acireale (CT), per via dell’allerta rossa, è stata ordinata l’evacuazione immediata in via precauzionale a Capo Mulini e Santa Maria La Scala, per mareggiate violente e rischio strutturale alle abitazioni; danni anche nella frazione di Stazzo e Pozzillo. Forte mareggiata ad Aci Trezza (CT), dove alcune imbarcazioni sono state trascinate fuori dall’acqua e le strade sono state invase da rocce e detriti (vedi Figura 4.9), e in generale ad Aci Castello (CT).
  • L’acqua ha invaso anche le vie di diversi paesi in provincia di Catania, come Fondachello (frazione di Mascali, vedi Figura 4.1 e 4.10), viste le onde alte oltre 9 metri ed il fenomeno dello “storm surge” – anche detta “onda di tempesta” – ovvero il rapido innalzamento del livello del mare ad opera delle forti raffiche sospinte dalla depressione. Invase dall’acqua anche le vie cittadine di Riposto (CT), come in Figura 4.3.
  • Nel catanese, tra le province più colpite, danni anche per il vento, come a Nicolosi (CT).
  • Enormi onde hanno distrutto le vetrate e allagato la sala del noto ristorante “Andrews” al Faro di San Giovannni Li Cuti, una piccola borgata marinara della parte est della città di Catania.
  • Onde imponenti hanno superato i frangiflutti del porto di Catania e sono entrate anche nel porto di Giardini Naxos (ME), distruggendo la famosa piazzetta con la statua della Nike (quest’ultima è malgrado rimasta miracolosamente intatta), e sul lungomare di Furci Siculo (ME), ma anche nel centro abitato di Siracusa stessa.
  • Pesanti danni sono stati provocati dalla mareggiata nei pressi di Mazzeo-Taormina (ME), e sempre nel messinese a Letojanni (vedi Figura 4.8) e sul lungomare di Alì Terme.
  • A Santa Teresa di Riva (ME) una voragine si è aperta sul lungomare (vedi Figura 4.2 e 4.7), inghiottendo un’auto a causa del maltempo e dei fenomeni di erosione costiera. L'anziano alla guida è stato ricoverato ma per fortuna si trovava in condizioni stabili.
  • Mareggiata molto intensa e vie invase dall’acqua a Scaletta Zanclea (ME), dove è pure rimasto sospeso un tratto della linea ferroviaria che collega Messina e Catania, la mareggiata ha portato via l’intera struttura e ha causato la sospensione di tutti i treni sulla linea (vedi Figura 4.6).
  • A Santa Margherita, una frazione del comune di Messina, la mareggiata ha distrutto un noto lido, con il mare che ha invaso la spiaggia e compromesso stabilimenti e infrastrutture.
  • Sempre nel messinese, il torrente Agrò è esondato, facendo chiudere la SS114 a Sant’Alessio Siculo per allagamenti e rischio per la circolazione. A Linguaglossa (CT), invece, il torrente San Leonardo ha destato allarme poichè si è alzato parecchio, per le forti piogge cadute.
  • Nel siracusano e zone limitrofe sono stati effettuati centinaia di interventi per alberi e pali pericolanti, caduta di calcinacci e incendi dovuti a cavi elettrici compromessi dal vento.
  • Grande mareggiata segnalata a Marzamemi, nel comune di Pachino (SR), con evacuazione delle abitazioni a ridosso del mare nelle frazioni di Balata, Marinella e Porto Fossa. È crollata parte di un muraglione a picco sul mare a Siracusa (vedi Figura 4.4), danni anche tra Capo Ognina e Punta Asparano, nel comune di Siracusa, e a Noto (SR) nei pressi degli Scogli Bianchi.
  • Danni e barche affondate nell’area portuale storica di Siracusa, lo Sbarcadero Santa Lucia.
  • Onde altissime si infrangono sulla scogliera di Capo Murro di Porco (SR), più alte del faro militare che delimita il capo: per farsi un’idea, come osservabile in Figura 12.9, il faro è alto 34 metri per cui, tralasciando la prospettiva, questa foto rappresenta un riferimento visivo davvero importante e immediato per comprendere la reale potenza del mare durante questo evento di tempesta!
  • Il fiume Anapo ha superato il livello di guardia a rischio esondazione a Sortino, nel siracusano, per cui sono stati disposti alcuni sgomberi urgenti fino al ripristino delle condizioni di sicurezza.
  • Mare agitato anche all’incantevole Scala dei Turchi, nel comune di Realmonte (AG).
  • Mareggiata con forti raffiche di Scirocco hanno interessato anche il porticciolo dell’Arenella, a Palermo, località in punta la golfo, di solito meta di molti turisti ma questa volta area a rischio a causa di eventi calamitosi. Proprio all’Arenella (PA) un auto è stata trascinata in acqua dalle onde e poi affondata; il proprietario del veicolo è riuscito a mettersi in salvo prima dell’inabissamento.
  • Nella tarda serata del 20 gennaio a Palermo i vigili del fuoco hanno evacuato da alcuni edifici 8 persone a seguito delle forti mareggiate che hanno invaso i piani seminterrati [6].
  • Connessioni marittime (traghetti/linee minori) sono saltate tra la Sicilia e le isole minori per mare agitato e pericolo per le imbarcazioni.
  • Mareggiata importante anche a Lampedusa, abbattutasi sulla Riserva Naturale e sulla famosa spiaggia dell’Isola dei Conigli, così come anche a Pantelleria.
  • La potenza del mare ha colpito anche le Isole Lipari, nelle foto in Figura 12.7-8 siamo a Canneto.
  • Danni anche alle isole Egadi con alberi e pali abbattuti, e con danni soprattutto al porto di Marettimo. Nella più lontana delle Egadi alla banchina è saltato l'imbarcadero dove attraccano i traghetti. A rischio le colonnine del distributore di carburante, mentre alcune piccole imbarcazioni che erano a secco, sono scivolate in mare finendo sugli scogli [9].

 

   

 (1)                                                                                                      (2)

   

(3)                                                                                                      (4)

   

(5)                                                                                                      (6)

   

(7)                                                                                                      (8)

   

(9)                                                                                                      (10)

(11)

Figura 4.1-11: (1) un’onda invade il lungomare di Fondachello di Mascali, fonte: © italia24hLive; (2) una voragine aperta a Santa Teresa di Riva, nel Messinese, fonte ignota; (3) foto della devastazione a Riposto, uno dei lungomare irriconoscibili sulla costa ionica della Sicilia, fonte: Weather Sicily; (4) parte di un muraglione a picco sul mare crolla a Siracusa, fonte: Siracusa Oggi via © naturalmeteo_reporter; (5) un’altra immagine dalla martoriata Sicilia, fonte: © exploring.italy; (6) un tratto sospeso della linea ferroviaria che passa da Scaletta Zanclea, fonte: Enne mister via © meteoadriatico; foto prima e dopo del disastro dalla costa ionica, (7) Santa Teresa Di Riva e (8) Letojanni, fonte: Matteo Tidili via social; (9) il lungomare di Aci Trezza devastato dalla mareggiata, fonte: © meteoweb; (10) una casa colpita dalla mareggiata a Mascali (CT) e (11) alcune imbarcazioni trascinate fuori dall’acqua sulla costa ionica siciliana, fonte: © meteoeradar.

 

 

Oltre alle Isole Maggiori, la Calabria, dove il maltempo ha continuato a imperversare anche per buona parte della giornata di mercoledì.

 

  • A Capo Bruzzano, In provincia di Reggio Calabria, un masso è caduto da un costone di una montagna su un autovettura a lato della carreggiata di un strada extra-urbana. Per fortuna il conducente, un medico che si stava recando a lavoro, è rimasto illeso. Come ha affermato l’esperto di IntraGeo, il motivo di questo distacco è da attribuire al fatto che «il promontorio di Capo Bruzzano è costituito dalle arenarie di Stilo – Capo d’Orlando, ben stratificate e molto fratturate».
  • Le coste ioniche della Calabria sono state colpite duramente dalla furia del mare, in particolare diversi lungomari della provincia di Reggio Calabria, come Roccalumera, Bova Marina, Locri (vedi Figura 5.2), Siderno (vedi Figura 5.3), Ardore Marina, Brancaleone (vedi Figura 5.4), ma anche nella provincia di Crotone, come a Cirò Marina.
  • Cedimenti, frane e smottamenti sui monti e mareggiata intensa nel tratto di mare reggino tra Palizzi, Condofuri e Motta San Giovanni.
  • Danni a Casciolino, nel quartiere Lido di Catanzaro, dove il mare è arrivato nei negozi e nelle case; lo scenario mostrava auto sommerse e strade allagate sempre a Catanzaro Lido, per via delle onde alte tra 5 e 7 metri (vedi Figura 5.1).
  • A seguito del maltempo, nel crotonese è crollata un’ala del cimitero di San Mauro Marchesato (KR) e circa uan ventina di bare sono finite in un burrone.

 

Non solo Calabria, Sicilia e Sardegna, anche la Puglia è stata interessata parzialmente dall’ondata di maltempo: a Santa Cesarea Terme (LE), località situata sulla costa sud-orientale della penisola salentina, un’onda gigante è stata immortalata dal fotografo Alfonso Zuccala (vedi Figura 12.11) nell’istante in cui raggiunge l’alta cupola di Villa Sticchi.

 

   

(1)                                                                                                      (2)

   

(3)                                                                                                      (4)

Figura 5.1-4: Materiale fotografico della distruzione dovuta alla mareggiata che ha colpito molte località calabresi costiere, in questo caso (1) Catanzaro Lido, (2) Locri, (3) Siderno e (4) Brancaleone. Fonte: © lacnews24 via social media.

 

 

In totale (dati aggiornati alla sera del 20 gennaio), l’unità di crisi ha potuto contare di 445 centri operativi comunali attivi tra Calabria, Sardegna e Sicilia, e ha disposto 675 evacuazioni preventive nelle tre regioni [15], con più di 2.000 persone sfollate.

Secondo i canali dei vigili del fuoco, sono stati oltre 1.650 gli interventi in tre giorni (più di 1.013 le operazioni svolte solo in Sicilia, oltre 360 in Sardegna, mentre 293 gli interventi in Calabria), con 1.480 vigili del fuoco all’opera in Calabria e sulle Isole Maggiori [6].

 

Riassumiamo brevemente anche la situazione all’estero.

A Malta, il Dipartimento della Protezione Civile ha effettuato oltre 180 interventi, tra cui la rimozione di 85 alberi caduti, 23 detriti e tre cartelloni pubblicitari pericolanti. Marsa Scirocco – toponimo italianizzato di Marsaxlokk – è stata la città più colpita, con gravi inondazioni e disagi agli edifici.

 

In Tunisia, almeno cinque persone sono morte a causa delle piogge record e delle inondazioni causate dal passaggio della Tempesta Harry lungo le regioni costiere. Secondo gli esperti, i livelli di precipitazioni in alcune regioni sono stati i più alti registrati dal 1950, raggiungendo i 206 mm a Sidi Bou Said. Le forti piogge hanno allagato le strade, sommerso i veicoli e interrotto la vita quotidiana, costringendo le autorità a chiudere le scuole e a sospendere i trasporti.

 

Un’altra notizia, che però è passata in sordina: almeno 50 persone salpate dalla Tunisia durante il ciclone, che ha generato onde enormi nel Mediterraneo, sono morte, ma almeno altre 380 sono disperse (al 29 gennaio 2026) e potrebbero essere annegate. Anche se non vi è stata alcuna vittima in Italia, andrebbero considerate anche le vittime che non erano sulla terraferma.

 

LA FRANA DI NISCEMI: UN TRENTENNIO DI DISSESTO MA DA SECOLI IN MOVIMENTO

 

In questi ultimi giorni sono arrivate immagini incredibili riguardanti la frana sta colpendo la città di Niscemi (CL), in Sicilia, a seguito del maltempo dovuto al passaggio del Ciclone Harry.

Il fronte del distacco di frana si estende per 4 chilometri e sta mettendo in pericolo interi quartieri della città con alcune abitazioni già crollate, costringendo la Protezione Civile ad evacuare quasi 2.000 persone nelle zone Trappeto e Sante Croci, le aree più pericolose a ridosso del centro storico. Sono invece circa 3.600 i residenti in aree a pericolosità da frana elevata e molto elevata.

La frana è ancora in movimento e si stima che anche le case a 50-70 metri dal fronte possano cadere dalla scarpata prossimamente.

Il fronte – avanzando – ha reso la città quasi isolata e impraticabili le SP 12 e SP 10, che collegano la città alla statale Gela-Catania, e l'unica via percorribile rimane la strada provinciale SP 11, che conduce sulla statale Gela-Vittoria [9].

La frana purtroppo non si sta fermando, e ogni tanto si registrano crolli di 10 metri alla volta.

«Temiamo che il quartiere non potrà tornare a essere abitato», ha affermato il sindaco di Niscemi, Massimiliano Conti, parlando di «una situazione drammatica», aggravata dalle condizioni meteo. La certezza, secondo il primo cittadino, è che le famiglie – quei quasi 2.000 residenti – non potranno più tornare nelle loro abitazioni [16].

 

«Strade e case che finiscono nel vuoto (vedi Figura 6.1-7). Enormi voragini nel terreno per centinaia di metri. Le immagini che arrivano da Niscemi sono spettrali e impressionanti. E la situazione sta peggiorando» visto che la collina sta letteralmente crollando sulla piana di Gela (CL) [crediti: © meteoweb]

 

   

(1)                                                                                                      (2)

   

(3)                                                                                                      (4)

   

(5)                                                                                                      (6)

   

(7)                                                                                                      (8)

Figura 6.1-8: (1-4) a frana di Niscemi immortalata dall’alto il 25 gennaio scorso, fonte © eda_communication; (5-6) fronte di frana, sempre dall’alto, il 26 e 27 gennaio, fonti rispettivamente: © meteoweb e Salvo Cocina, Direttore Generale del Dipartimento di Protezione Civile della Regione Sicilia; (7) collage di immagini realizzato dal team di Meteoscienza (fonte: loro profilo social), in cui è rappresentata la frana con uno schema riassuntivo di una sezione tipo tratta dalla letteratura (Crudens&Varnes, 1996); (8) mappa didattica realizzat dal geologo Matteo Bini (con il centro abitato e i vari fronti di frana dall’alto), via © mondoterremoti

 

 

C’è una precisazione da fare e non è di poco conto.

Niscemi, città che si trova su un altopiano collinare a circa 300 m s.l.m. in provincia di Caltanissetta, non è nuova ad eventi franosi di questa portata: risale a 29 anni fa, il 12 ottobre 1997, una grande frana che provocò ingenti danni nei quartieri Canalicchio, Sante Croci e Pirillo, sul versante sud / sud-est della città. Sono le stesse aree già colpite precedentemente da un’altra frana risalente addirittura a più di due secoli fa, nel 1790.
Il motivo per cui Niscemi è soggetta a questi cicli di eventi franosi è da ricercare nella sua natura litologica, cioè nelle caratteristiche del terreno, composto principalmente da rocce sedimentarie poco coerenti come marne, argille e sabbie, pertanto secondo la nuova cartografia della suscettibilità da frana (SUFRA) del territorio siciliano, gran parte del territorio di Niscemi rientra in una delle classi più alte (S3-S4) [19].

 

Nello specifico, il tipo di frana di cui stiamo parlando è uno scorrimento rotazionale che si è innescato il 16 gennaio e si è riattivato nel tardo pomeriggio del 25 gennaio, proprio a seguito delle forti piogge.

Spiega l’esperto di IntraGeo: «La corona di frana […] evidenzia una superficie netta, che ha generato un distacco e abbassamento per decine di metri dal ciglio, con la porzione di versante praticamente rimasta intatta, ma slittata più in basso, formando un singolare terrazzo di frana, dove le infrastrutture e le auto sono rimaste altrettanto in sede, ma scivolate verso valle».

Come già abbiamo accennato nel paragrafo precedente, «l'assetto litologico del territorio di Niscemi è caratterizzato prevalentemente da argille e marne, [quindi] scarsamente coerenti.

La storicità franosa più comune nell'area, è infatti caratterizzata da:

 

  • frane di scivolamento (rotazionali e traslative), favorite dalla saturazione delle argille in occasione degli eventi pluviometrici intensi;
  • colamenti lenti e movimenti gravitativi profondi, spesso riattivati ciclicamente;
  • fenomeni di erosione regressiva lungo i valloni, che indeboliscono i versanti.

 

L’elevata plasticità delle argille, unita alla scarsa permeabilità, fanno sì che la percolazione e i travasi delle acque meteoriche aumentino le pressione interstiziale, riducendo la resistenza interne dei terreni, e di conseguenza la stabilità dei pendii. L’azione antropica (urbanizzazione, strade, scavi agricoli) ovviamente ha accentuato ulteriormente questi processi», e così ci troviamo a parlare di eventi di questa natura.

 

Per considerazioni di maggiore dettaglio sugli aspetti più geologici e rigorosi della frana, vi rimandiamo ad un approfondimento sulla frana [23].

Concludiamo questa sezione riportando ciò che ha affermato l’istituto ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), a seguito della frana di Niscemi: «Il 94.5% dei comuni italiani è a rischio per frane, alluvioni, valanghe o erosione costiera». Nulla di nuovo, lo immaginiamo e dobbiamo tenerlo sempre a mente.

 

ACCUMULI ECCEZIONALI DI PRECIPITAZIONI E STATISTICHE

 

Calabria e Isole Maggiori sono state interessate, dalla giornata di domenica 18 e fino a mercoledì 21 gennaio, da un evento pluviometrico di eccezionale estensione e persistenza, che per caratteristiche e valori registrati può essere definito un evento pluviometrico di scala secolare.
Le analisi condotte dall’istituto preposto hanno evidenziato campi di precipitazione continui e stazionari, con accumuli che hanno insistito per più giorni sulle medesime aree dei tre territori regionali.

In alcune stazioni pluviometriche, in circa quattro giorni è caduta una quantità di pioggia prossima o superiore alla metà della precipitazione media annua: un dato che conferma il carattere straordinario dell’evento in corso.

 

Per quanto riguarda la Calabria i valori sono risultati estremamente elevati sia lungo i settori ionici che nelle aree interne e montane.
Tra le stazioni che hanno registrato i massimi cumulati si segnala quella di San Sostene – Alaco (CZ) con 569.9 mm caduti nell’arco dell’intero periodo, seguita da Punta Stilo (RC) con 524.2 mm.

 

In Sicilia, regione dove si conta il maggior numero di picchi piovosi, le stazioni che hanno superato cinquecento millimetri sono tutte relegate al comparto ionico e sono state quella di Nicolosi Ragala (CT) con 661 mm, Fondachelli – Fantina (ME) con 536.4 mm, il Rifugio Citelli (CT) con 525.7 mm e Pedara (CT) con 515.2 mm.

La rete SIAS ah affermato che per la stazione SIAS dell’area etnea di Pedara (CT) sono stati superati i massimi accumuli pluviometrici precedenti in 48 e 72 ore.

«In occasione del Ciclone Harry, la stazione […], ubicata a 803 m di quota altimetrica sul versante sud-sud-est dell'Etna, [ha fatto registrare] un accumulo di 466.6 mm in 72 ore (dalle ore 5 UTC del 18/01 alle ore 5 UTC del 21/01), il cui record precedente di 386.6 mm risaliva all'evento del 22-24/12/2006; in 48 ore, invece, l’accumulo massimo è stato di 432.2 mm (dalle ore 5 UTC del 19/01 alle ore 5 UTC del 21/01), il cui record precedente di 384.2 mm, anche in questo caso, risaliva all'evento del 23-24/12/2006.

Non è stato invece superato il massimo accumulo precedente nelle 24 ore, [ovvero] 326.2 mm totalizzati in occasione del nubifragio del 21 febbraio 2012, mentre in questa occasione l'accumulo si è fermato a "soli" 266.2 mm.

L'evento è stato infatti caratterizzato da intensità non particolarmente elevate […], ma da una durata molto prolungata».

Continuano sui loro social gli esperti della rete SIAS: «Tra le osservazioni più interessanti che si possono fare, risalta la forte componente orografica dei fenomeni, che [hanno visto] accumuli decisamente inferiori sulle stazioni più vicine alla costa. Conseguenza di questa caratteristica è la quasi totale ombra pluviometrica a cui è soggetto il versante occidentale dell'Etna» [22].

 

Anche in Sardegna molte località hanno superato 200-300 millimetri totali, tra queste due hanno superato la soglia dei 500 millimetri, e sono Villanova Strisaili (NU) con 593.4 mm (valore da prendere con le pinze perché somma di accumuli giornalieri da due stazioni vicine ma differenti vista la mancanza di dati parziali in quella della rete Arpas) e Gairo – Genna Tuvara (OG) con 553.4 mm totali.

Tanta pioggia è caduta anche sui Monti dei Sette Fratelli-Serpeddì, sulla Barbagia di Seulo, sull’Alta Baronia e sul Gerrei [2].

 

Di seguito riportiamo alcuni valori di precipitazione e relative statistiche, forniti dal Centro Funzionale Multirischi di ARPACAL e Calabria Weather Data [18], Sardegna Clima [34], ARPAS [35], rete SIAS [36], Dipartimento Regionale di Protezione Civile della Sicilia – AEGIS [37], rete Weather Sicily [38] e rete Meteonetwork [39].

 

(1)

(2)

(3)

Figura 7.1-3: Tabelle con (1) gli accumuli di precipitazione in 5 giorni delle località del Sud Italia e Isole Maggiori che abbiano superato soglia 300 millimetri, (2) relative statistiche su tutte le località che hanno raggiunto almeno 150 millimetri, compreso di (3) grafico per le località di cui abbiamo avuto a disposizione i dati giornalieri.

 

 

Ai fini di un’immediata comprensione della portata dell’evento, vogliamo ricordare che 1 millimetro di pioggia (mm) equivale a 1 litro di acqua caduto su ogni metro quadrato di superficie (m2). Ne consegue che valori cumulati dell’ordine di 500–570 mm corrispondono a oltre 500 litri di acqua per metro quadrato, concentrati in pochi giorni, un dato che rende evidente la straordinarietà e la severità dell’evento.
Tali valori risultano ampiamente superiori alle medie climatologiche di riferimento e confermano il carattere straordinario e anomalo dell’evento [17].

 

RAFFICHE DI VENTO: LA TEMPESTA IN SENSO STRETTO

 

Analizzando il parametro di velocità del vento, in occasione del passaggio di Harry, in Sicilia 5 stazioni della rete SIAS hanno superato il loro record di raffica massima a 2 m dal suolo: Calascibetta (EN) con 106.6 km/h, Corleone (PA) con 87.1 km/h, Castelvetrano (TP) con 73.8 km/h, Sclafani Bagni con 73.4 km/h e Canicattì (AG) con 73.1 km/h.

La raffica massima, 129.6 km/h, è stata raggiunta il 20 gennaio dalla stazione di Novara di Sicilia (ME), valore che rimane comunque lontano dal massimo storico di 187.9 km/h del 12/11/2019.

Non ci stupiamo dei valori di picco raggiunti in condizioni diverse (forte avvezione o forte attività convettiva), come nell'occasione di questo ciclone, anche se in questo caso è stata relativamente limitata. Di solito le raffiche estreme hanno carattere relativamente localizzato, restando confinati a singole zone o a versanti.

 

Gli esperti della rete SIAS fanno notare che «se guardiamo invece alla velocità media giornaliera, il numero di stazioni che hanno superato il valore massimo precedente della serie sale a 15. Ma il dato che appare più significativo è quello della media regionale delle velocità del vento medie giornaliere, […] pari a circa 19.5 km/h, […] che supera ampiamente i maggiori eventi precedenti (incluso quello causato dal ciclone Athos del 10/03/12) e rende, a livello regionale, la giornata del 20 gennaio come la più ventosa di tutta la serie 2002-2026, superando ampiamente i maggiori eventi precedenti, incluso l'evento del 10 marzo 2012.

Ancora una volta, rimarchiamo noi e concludono loro «l'eccezionalità del dato, più che nell'intensità del vento, sta nella sua persistenza, unitamente alla sua distribuzione territoriale che, pur se disomogenea, ha interessato tutte le aree della regione».

Per i motivi esplicitati possiamo asserire che l’evento del 19-21 gennaio 2026 abbia rivestito carattere di eccezionalità per gli ultimi 25 anni! [22].

 

Di seguito riportiamo alcune delle raffiche di vento più intense e relative statistiche, forniti da Sardegna Clima [34], rete SIAS [36], Dipartimento Regionale di Protezione Civile della Sicilia – AEGIS [37] e rete Meteonetwork [39].

 

(1)

(2)

Figura 8.1-2: Tabelle con (1) le massime raffiche delle località del Sud Italia e Isole Maggiori che abbiano superato la soglia dei 90 km/h, e relative statistiche; (2) altra tabella con suddivisione delle raffiche in base alla Scala Beaufort.

 

 

Anche in Sardegna sono state rilevate raffiche davvero intense, anche maggiori, come 137.9 km/h a San Michele, nel comune di Iglesias (CI), e 133.9 km/h a Punta Sebera, nel comune di Teulada (CA), entrambe stazioni della rete Meteonetwork ed entrambi i valori raggiunti nella giornata di martedì 20 gennaio.

 

In tutto il Centro-Sud sono state almeno 37 le località che hanno raggiunto almeno la soglia di tempesta (≥ 87 km/h), delle quali 9 con raffiche di fortunale o tempesta violenta (≥ 102 km/h, grado F11 della Scala Beaufort) e 6 con raffiche da “uragano” di categoria 1 della Scala Saffir-Simpson (≥ 117 km/h, grado F12 della Scala Beaufort), ovviamente con le dovute distinzioni (vedi tabella sopra in Figura 8.2).

Purtroppo non sono disponibili stazioni con anemometro sulle vette dell’Etna, perché probabilmente avrebbero registrato valori anche superiori.

 

MAREGGIATA STRAODINARIA: DATI E CLASSIFICAZIONE

 

Come anticipato nelle precedenti sezioni dell’articolo, uno dei protagonisti, oltre alle precipitazioni e alle raffiche di vento, è stato anche lo stato del mare che in 72 ore (19-21 gennaio 2026) ha generato onde alte fino a 9-10 metri di altezza massima e periodo fino a 10-12 secondi ed oltre (onde meno frequenti ma molto più ampie ed energetiche, capaci di spostare grandi quantità d’acqua e di penetrare sul litorale), parametri di cui parleremo nel dettaglio a breve.

Una combinazione, quindi, di più fattori, alcuni che abbiamo già citato altri che spieghiamo brevemente di seguito, hanno generato onde gigantesche (come in Figura 12) che derivano dalla sovrapposizione di onde da vento – le onde vive – con le onde lunghe (swell) con periodo maggiore di 10 secondi. Il fenomeno a cui hanno dato vita è lo storm surge, l’invasione dell’acqua di mare sulla terraferma, causata dal ciclone e dalla sua bassa pressione [24]. In ultimo, altro fattore importante è stato il fetch, ossia la superficie marina investita dal vento molto estesa, che nel nostro caso ha raggiunto 800 km di distesa d’acqua!

 

Erano già previste dai modelli meteorologici onde davvero impressionanti, come in Figura 9.1-3 sottostante, ma non ci saremmo aspettati valori così importanti.

Come si vede dalla Figura 9.2-3, il Mar Ionio è stato quello maggiormente esposto con mare grosso (grado F7-8 nella Scala Douglas) anche sottocosta, altrettanto si può dire per il Mar di Sicilia ma solo al largo (sottocosta mare agitato o molto agitato, corrispondente a grado F5-6).

 

(1)

   

(2)                                                                                                      (3)

Figura 9.1-3: Mappe che mostrano l’altezza significativa e la direzione media delle onde prevista per la giornata di martedì 20 gennaio dal modello WW3-MED con risoluzione spaziale di 5 km, fonte: LaMMA tramite elaborazione del Centro Meteorologico Siciliano [27] [28].

 

 

Abbiamo dunque analizzato le 6 boe ondametriche dell’Istituto Mareografico di ISPRA [25] che hanno testimoniato le mareggiate più intense sui mari italiani. In particolare, per tutte le boe abbiamo selezionato tre parametri:

 

  • l’altezza significativa dell’onda [m], ovvero una media statistica che rappresenta la media delle onde più alte osservate in un dato punto e in un determinato intervallo di tempo, che riflette realisticamente lo stato del mare percepito da un osservatore a occhio nudo (= lo stato medio del mare);
  • l’altezza dell’onda massima [m], vale a dire l’altezza più elevata registrata dalla boa di rilevamento [26], legata a singoli eventi estremi;
  • il periodo dell’onda marina [s], ovvero il tempo, misurato in secondi, che intercorre tra il passaggio di due creste consecutive in un punto fisso, esplicitando il periodo d’onda di picco.

 

Quest’ultimo non è riportato nei grafici sottostanti ma verrà menzionato nella disamina delle boe.

È ben evidente la fase montante della mareggiata che è iniziata nella notte su lunedì 19 e che ha raggiunto l’apice – la fase di massima potenza – nella giornata di martedì 20 gennaio [26].

Di seguito riportiamo i valori per le boe di riferimento (vedi anche Figura 10.1-6 sottostante) siciliane, sarde e calabresi.

 

  • Catania – al largo della città: 10.69 m di altezza d’onda massima (ore 3:00 del 20/01) e onda significativa massima 6.13 m (ore 16:30 del 20/01); 12.19 s di periodo di picco (ore 9:30 del 21/01).
  • Palermo – al largo di Capo Gallo: 8.72 m di altezza d’onda massima (ore 18:30 del 20/01) e onda significativa massima 5.33 m (ore 23:30 del 20/01); 10.67 s di periodo di picco (ore 4:30 del 21/01).
  • Mazara del Vallo (TP) – al largo di Capo Granitola: 9.71 m di altezza d’onda massima e onda significativa massima 6.15 m, entrambe registrate alle ore 16:30 del 19/01; 14.22 s di periodo di picco registrato più volte a partire dalle ore 21:30 del 20/01 e alle ore 7:30 del 21/10, forse un valore soglia oltre il quale lo strumento non misura, il che renderebbe il periodo d’onda massimo ancora più incredibile.
  • Crotone – al largo di Capo Colonna: 8.58 m di altezza d’onda massima (ore 8:00 del 21/01) e onda significativa massima 5.56 m (ore 9:00 del 21/01); 11.64 s di periodo di picco registrato più volte dalle ore 21:00 del 20/01 alle ore 1:00 del 22/01, forse un altro valore soglia per questa stazione.
  • Siniscola (NU) – al largo di Capo Comino: 8.86 m di altezza d’onda massima e onda significativa massima 5.49 m, entrambe registrate alle ore 11:00 del 20/01; 11.13 s di periodo di picco registrato più volte dalle ore 23:00 del 19/01 alle ore 4:00 del 21/0.
  • Cagliari – al largo di Capo Boi: 5.49 m di altezza d’onda massima (ore 2:30 del 20/01) e onda significativa massima 3.73 m (ore 5:00 del 20/01); 12.19 s di periodo di picco registrato alle ore 16:00 del 20/01 e alle ore 23:30 del 20/01.

 

   

(1)                                                                                                      (2)

   

(3)                                                                                                      (4)

   

(5)                                                                                                      (6)

   

(7)                                                                                                      (8)

Figura 10.1-8: Grafici che mostrano i valori di altezza significa (linee blu) e massima dell’onda (linee rosse) tra il 19 ed il 21 gennaio scorso per le boe ondametriche di (1) Catania, (2) Palermo, (3) Mazara del Vallo, (4) Crotone, (5) Siniscola e (6) Cagliari, fonte: RON – ISPRA [25]; (7) grafico della boa ondametrica ISPRA ba08 di Portopalo (SR) con i valori di altezza d’onda massima e altezza significativa tra la sera del 19 e la sera del 20 gennaio 2026, fonte: Mareografico – ISPRA [25] via social Centro Meteorologico Siciliano [28]; (8) immagine del satellite Sentinel-1 di Copernicus-EU, acquisita il 20 gennaio 2026 alle ore 05 UTC, che mostra le condizioni della superficie marina modulata dal vento attraverso il Mar Tirreno meridionale durante il passaggio della Tempesta Harry [29].

 

 

Un’altra boa al largo di Catania ha registrato un valore di altezza massima dell’onda di ben 14.49 m (vedi Figura 10.7) alla mezzanotte di mercoledì 21 gennaio, ma non è finita qui.

C’è infine un ultimo valore, il più significativo, dalla Rete Ondametrica e Correntometrica di altura di ISPR: la boa di Portopalo, al largo della costa siracusana tra Portopalo di Capo Passero e Malta, che alle ore 15:30 del 20/01 ha registrato un valore eccezionale di 16.66 m di altezza d’onda massima e alle ore 18:30 del 20/01 ha invece rilevato 8.88 m di onda significativa massima!

Si tratta di un dato impressionante che riscrive la storia della meteorologia marina in Europa, almeno quella recente (visto che i dati a disposizione arrivano fino a 37 anni fa). È infatti un nuovo record europeo – o meglio per il Mediterraneo – superando il precedente primato di 14.2 m misurato dalla boa di Dragonera (Spagna) durante la Tempesta Gloria del gennaio 2020.

 

(1)

(2)

Figura 11.1-2: Tabelle con (1) l’altezza d’onda massima delle boe di Calabria e Isole Maggiori che abbiano superato almeno 5 m, e relative statistiche; (2) altra tabella con suddivisione delle misure in base alla Scala Douglas.

 

 

L’immagine in Figura 10.8 del satellite Sentinel-1 di Copernicus-EU, acquisita il 20 gennaio 2026 alle ore 05 UTC, mostra le condizioni della superficie marina modulata dal vento attraverso il Mar Tirreno meridionale durante il passaggio della Tempesta Harry.

Si osservano condizioni più calme vicino alle coste della Sicilia settentrionale e della Calabria, parzialmente protette dalla topografia. Al contrario, le aree offshore – al largo – mostrano una maggiore rugosità superficiale, indicando la presenza di venti sostenuti da tempesta.
Intorno alle isole Eolie, le interazioni con il vento sono particolarmente dinamiche, interrompendo queste il flusso, generando schemi di scia, turbolenze e fecce protette, tutto chiaramente inciso sulla superficie del mare [29].

 

Le immagini in Figura 12 sottostante non ci devono sorprendere più di tanto, poichè, come affermano i ricercatori di INGV Ambiente, l’onda, tanto è più potente ed energetica, avvicinandosi alla riva può – in questi casi di onde eccezionali – «superare dighe foranee, invadere le coste, causando danni ingenti alle infrastrutture costiere […] e innescando processi di erosione accelerata di vasti tratti costieri con conseguenti possibili crolli di falesie e arretramento di lunghi tratti di spiaggia».

 

Inoltre, c’è un’altra considerazione da fare, e qui citiamo le parole del meteorologo Francesco Nucera: non è solo il fetch, «arrivate sotto costa […] le onde non impattano tutte allo stesso modo, cambia tantissimo in base alla direzione con cui entrano e a come la costa le accoglie negli ultimi metri.

Nel tratto di mare reggino Palizzi-Condofuri-Motta San Giovanni [per esempio] l’onda entra di sbieco, non è solo un impatto frontale.

L’onda tende ad infrangersi lateralmente perché un lato dell’onda entra prima in acqua più bassa. Questo genera correnti laterali molto forti che trascinano sabbia e ghiaia, abbassano rapidamente la spiaggia e favoriscono l’erosione».

Continua Nucera, «nel catanzarese, [invece,] l’onda è frontale, l’energia arriva più diretta verso la costa ed è più concentrata […]; l’acqua scavalca barriere e lungomari e può raggiungere strade e strutture in pochi minuti».

 

   

(1)                                                                                                      (2)

   

(3)                                                                                                      (4)

   

(5)                                                                                                      (6)

   

(7)                                                                                                      (8)

(9)

   

(10)                                                                                                      (11)

Figura 12.1-11: Foto della mareggiata intensa immortalata in Sardegna il 20 gennaio dai fotografi Andrea Marongiu (1-4) e Daniele Macis (5-6), fonti rispettivamente: andreamarongiu_air_photography e © daniele_macis via profili social; (7-8) la potenza del mare a Canneto, Isole Lipari, fonte: © gaetanophoto; (9) onde si infrangono sulla scogliera di Capo Murro di Porco (SR), fonte: © rosariozocco; (10) la forza del mare si abbatte anche sul lungomare di Locri, lambendo il monumento a Nosside, famosa poetessa saffica della città antica, fonte: © francesco_staltari; (11) un’onda gigante arriva a lambire la cupola di Villa Sticchi, affacciata sul lungomare di Santa Cesarea Terme (LE), fonte: © alfonso_zuccala.

 

 

Se da una parte il mare sacrifica e “distrugge”, dall’altra può anche donare, ed è proprio questo il caso. Parliamo quindi brevemnete delle mareggiate “archeologiche”.

 

  • In Sicilia, e più precisamente nel ragusano, il ciclone Harry ha cancellato un pezzo di storia, riducendo “a brandelli” i siti archeologici di Caucana e Camarina. Si trattava dei resti di un’antica città portuale, insediamento tardo-antico bizantino sul lungomare Anticaglie, frazione del Comune di Santa Croce Camerina [31]. A Taormina, invece, il ciclone Harry ha riportato alla luce sulla spiaggia di Spisone alcuni elementi naturali storici che risalgono a 12 mila anni fa. Si tratterebbe di «uno strato di beachrock, di ghiaia ed altri corpi solidi che [ora] sono affiorati in maniera evidente su tutta la costa messinese», afferma la redazione di Taormina News 24 [30].
  • Parlando della Sardegna, sulla battigia di una spiaggia del litorale di Chia, a Bithia, nei territori di Domus de Maria (SU), sono emerse alcune strutture antiche e diversi reperti archeologici che, dai primi riscontri, sembrerebbero riconducibili all’epoca fenicia. Numerosi danni, invece al sito archeologico di Nora, nel comune di Pula, poco distante da Cagliari e zona di grande pregio perché ospita una delle città più antiche della Sardegna (prime tracce risalenti al VII Secolo a.C.), che ora è in parte finita sott’acqua a causa della furia di onde alte fino a 6 metri.
  • Situazione analoga anche in Tunisia e, in particolare, a Nabeul e Mahdia, dove sono tornati alla luce resti finora coperti dalla sabbia o parzialmente sommersi.
    Come si legge sull’Ansa, il ministero tunisino degli Affari culturali ha inviato una squadra scientifica a Nabeul, nel sito di Néapolis (città punica e poi romana, in parte sommersa da due millenni), nonché nelle aree circostanti, per effettuare valutazioni sull’area colpita dalla tempesta e documentare le strutture emerse: blocchi lapidei, colonne e porzioni murarie [32].

 

ACCUMULI NEVOSI: SEPOLTI DA METRI DI NEVE FRESCA ED EFFETTO EOLICO

 

L’evento nevoso sul comprensorio del Monte Etna è iniziato nel pomeriggio di martedì 20 gennaio ed è stato caratterizzato da precipitazioni particolarmente abbondanti, vento forte e condizioni di vera e propria bufera, con accumuli significativi già a partire dalle quote medio-alte.

A Piano Provenzana, in particolare, si sono registrati accumuli di neve molto consistenti, con spessori medi prossimi ai 2 metri (vedi Figura 13.1-8) e che localmente hanno superato i 3 metri oltre quota 2000 m s.l.m., resi irregolari dall’azione del vento che ha creato cumuli e banchi di neve compatta, questo è l’effetto eolico sui cumuli nevosi per via delle raffiche che in quota possono aver sfiorato la soglia dei 200 km/h. A causa della forte nevicata, una famiglia di turisti svizzeri, con una bambina di 4 anni, è stata soccorsa dalla guardia di finanza.

 

Dalla serata di martedì 20 gennaio, e in maniera particolare nei giorni successivi fino a domenica 25, si sono svolti importanti interventi per il miglioramento della viabilità verso Etna Nord – Piano Provenzana (vedi Figura 13.2 e 13.4-8) e quindi dello sgombero neve, a seguito della nevicata eccezionale per intensità e condizioni meteorologiche [10].

 

La situazione presso il Rifugio Sapienza (CT, 1910 m s.l.m.) è ancora più surreale (vedi Figura 13.9), con accumuli fino a quasi 4-5 metri di neve… letteralmente muri di neve!
Scenario analogo, se non peggiore, quello che si sono trovati di fronte gli spazzaneve o meglio trattori il 29 gennaio scorso nella zona dei Crateri Silvestri, sempre sull’Etna, a circa 2000 metri di quota.
«Dopo le abbondanti nevicate legate al ciclone Harry, in questa zona si sono accumulati metri di neve lungo la strada e nei pressi dell’area di parcheggio, con alcune auto che sono rimaste completamente sepolte», spiegano gli esperti di Meteo Italia.

«Un accumulo così imponente è probabilmente dovuto non solo alle nevicate molto intense, ma anche allo scivolamento della neve dai pendii sovrastanti, che ha concentrato grandi quantità di neve in un unico punto».

 

      

(1)                                                       (2)                                                            (3)

      

(4)                                                       (5)                                                            (6)

   

(7)                                                                   (8)

(9)

Figura 13.1-9: (1-8) Materiale fotografico da Piano Provenzana – Etna Nord via social © Pianoprovenzana.it; (9) foto dei muri di neve al Rifugio Sapienza, sull’Etna. Fonte: Nuccio Farò via © meteoadriatico.

 

 

Importanti le nevicate oltre i 1500 m, visto che sono caduti 110 cm di neve fresca (20 gennaio) al Rifugio Citelli (CT, 1737 m s.l.m.), con spessore massimo al suolo fino a toccare i 123 cm (21 gennaio), secondo i dati della Rete di Protezione Civile della Regione Sicilia.

Veramente degno di nota il valore di 256 cm registrato invece alla Casa Cantoniera (comune di Nicolosi, Catania, a 1920 m s.l.m.) il 20 gennaio scorso. Si tratta di un valore ufficioso che, visti gli sbalzi orari del manto nevoso registrato dalla stazione, potrebbe essere sovrastimato ma potrebbe anche confermare la teoria degli accumuli eolici, di cui abbiamo parlato prima. Oltre a questo c’è un altro dato interessante da considerare: presso la stazione SIAS DI Linguaglossa Etna Nord (CT, 1875 m s.l.m.), situata vicino al Monte Conca, il sensore di temperatura, posto ad un'altezza di 2 m dal suolo, ha registrato una temperatura stabile e vicina allo zero termico per oltre 24 ore a partire dalla tarda serata del 20 gennaio, con uno scostamento vicino all'errore strumentale sia per il sensore di temperatura dell'aria, sia per il sensore di temperatura del suolo, la cui misura risultava stabile già dalle nevicate precedenti a causa della copertura nevosa del suolo. Questo potrebbe far supporre che il sensore sia stato ricoperto dalla neve… e si tratterebbe di un evento mai accaduto dall'installazione della stazione, avvenuta nel 2013. Quindi – anche se non ci sono conferme al riguardo – parleremmo di 2 metri di neve fresca, in linea con l’accumulo registrato alla Casa Cantoniera!

Difatti a 1800 m non è cominciato a nevicare fin dall'inizio del peggioramento (lo zero termico era ancora superiore a tale quota), inizialmente pioveva come da accumuli pluviometrici (peraltro vicino alla piovosissima stazione di Nicolosi Ragala), per poi passare a neve dalla tarda serata di lunedì 19 gennaio [22].

Anche in Calabria abbondanti nevicate hanno interessato i principali rilievi montuosi, in particolare Sila, Aspromonte e Serre, con accumuli significativi a quote medio-alte, superiori al mezzo metro già a partire dai 1500 m.

 

RIFLESSIONI E CONCLUSIONI

 

Riportando le parole del meteorologo Pierluigi Randi, il Ciclone Mediterraneo Harry è stato un ciclone extra-tropicale che «rientra nella categoria dei cicloni baroclini intensi del Mediterraneo centrale con [le seguenti] caratteristiche: minimo di pressione profondo e ben strutturato, forte gradiente barico, venti intensi nei bassi strati, precipitazioni localmente molto abbondanti, specie sui settori ionici e tirrenici meridionali».

 

Il ciclone baroclino è infatti una depressione atmosferica tipica delle medie latitudini, caratterizzata da un'atmosfera instabile dove la densità dell'aria varia in base a temperatura e pressione, creando fronti. Si sviluppa per via dell’instabilità baroclina con contrasti termici orizzontali e intensità che aumenta con la quota. 

 

«Harry ha mostrato anomalie negative di pressione al suolo molto marcate [ed estese] sul Mediterraneo centrale […]: ciò indica un sistema ciclonico significativamente più profondo della climatologia media, ma non di per sé attribuibile al cambiamento climatico – come sempre vale per gli eventi singoli – in merito al suo innesco».

Importantissimo è l’aspetto che riguarda le «anomalie termiche positive diffuse sulla superficie del mare, dell’ordine di +1/+3 gradi […]: questo è pienamente coerente con un Mediterraneo più caldo in inverno (ma non solo in inverno), e masse d’aria mediamente più calde coinvolte nei sistemi ciclonici attuali.

Quindi: non è stato l’evento ciclonico in sé a essere “anomalo”, ma il contesto soprattutto termico in cui si è manifestato».

L’intensificazione di questi sistemi ciclonici «è legata all'aumento dei gradienti di pressione orizzontale e alla maggiore instabilità atmosferica associata a un clima più caldo e quindi con un maggior contenuto di vapore acqueo nella bassa troposfera».

Ricordiamo che per ogni grado in più di riscaldamento, l’aria può contenere il 7% di vapore acqueo in più.

«Pertanto, venti più forti, combinati con l'innalzamento del livello del mare e con l'aumento di frequenza di eventi estremi che influenzano il livello totale delle acque nel Mar Mediterraneo, aggraveranno le inondazioni costiere, tra cui mareggiate, danni da onde e perdite infrastrutturali legate al vento. […] A dimostrazione che anche strutture bariche non nuove sul nostro mare, oggi possono vedere amplificati, e di parecchio, i loro effetti».

 

«Harry è stato un evento estremo multi-rischio - spiega il meteorologo Francesco Nucera - con piogge abbondanti, vento forte e soprattutto mare estremo che hanno lavorato in sinergia, nello stesso momento, sugli stessi territori. Quando succede questo, i danni non si sommano ma si moltiplicano [per durata ed estensione considerata]. Sulla componente marina, Harry ha mostrato […] un assetto capace di generare onde gigantesche e persistenti per più tempo. Un vento intenso e soprattutto continuo, canalizzato per ore su un fetch enorme, ha lasciato al mare il tempo di costruire energia. E quando il mare arriva così sulle coste, i danni diventano strutturali» [20].

 

Come afferma il geologo e divulgatore scientifico Mario Tozzi, siamo nel bel mezzo di una crisi climatica, e gli eventi meteorologici estremi stanno aumentando in numero, e soprattutto intensità. Infatti, «il territorio è stato devastato da decenni di costruzioni, spesso abusive, e infrastrutture spesso inutili […] continuiamo a divorare suolo e a negare che il clima stia cambiando [soprattutto] per colpa nostra».

 

Nel frattempo è stato pubblicato un primo studio di attribuzione dell'evento "Ciclone Harry", realizzato dal progetto Climamonitor dell’ente francese CNRS (Centre National de la Recherche Scientifique).

Gli autori hanno interpretato l’evento come “causato da condizioni meteorologiche eccezionali, la cui intensità è stata amplificata dal cambiamento climatico causato dall'uomo”. Inoltre emerge che questi cicloni “possono diminuire in nuemro ma aumentare di intensità”. Ancora, secondo lo studio, i venti della tempesta sarebbero stati amplificati fino al 15% dal cambiamento climatico, non potendo spiegare l’evento solo con la variabilità naturale.

Per chi volesse leggere lo studio, vi lasciamo il link all’approfondimento sull’evento [21]

 

Concludiamo riportando che durante la stesura di questo approfondimento il Consiglio dei Ministri ha dichiarato lo stato di emergenza nazionale e sembra che siano stati stanziati, per ora, 100 milioni di euro per il Sud Italia. Forse troppo pochi, e forse troppo poco se ne sta parlando, vista la portata dell’evento.

 

Le misure di sicurezza e la macchina di allerta sono risultate vincenti, visto che fortunatamente non sono state registrate vittime – almeno su suolo italiano – e questo è da attribuirsi soprattutto al grande dispiegamento di forze: in Sardegna, Sicilia e Calabria sistemi regionali al lavoro, attivi i centri di coordinamento soccorsi nelle prefetture e i centri operativi comunali per gestire evacuazioni preventive, interdizioni stradali e criticità a livello locale, oltre alle innumerevoli ordinanze e chiusure delle scuole nella maggior parte dei comuni a rischio [15]. Insomma, la macchina da questo punto di vista ha funzionato bene!

Ciononostante i danni agli edifici e alle infrastrutture sono stati ingenti, e l’ultima stima ammonta ad oltre 2 miliardi di euro tra effetti diretti e indiretti, come abbiamo già detto.

 

Con questo articolo, per finire, vogliamo anche esprimere vicinanza a tutti i borghi e alle località colpite da questa disastrosa ondata di maltempo, rivolgendo la nostra più sincera solidarietà a tutti i sardi, siciliani e calabresi che sono stati toccati da questa tragedia e dovranno rimboccarsi le maniche per risollevare la loro amata terra.

 

 

Riferimenti bibliografici e fonti:

 

[1] Betti G., intervista a cura di Falcioni D., Fanpage, 21 gennaio 2026 [online]. Tempesta Harry, le previsioni del climatologo Betti: “Piogge e mareggiate intense, seguite le allerte meteo”. < Tempesta Harry, le previsioni del climatologo Betti: “Piogge e mareggiate intense, seguite le allerte meteo” >

[2] Redazione di Sardegna Clima, 21 gennaio 2026 [online]. Violenta tempesta sul Mediterraneo: mareggiate e maltempo in Sardegna. < Violenta tempesta sul Mediterraneo: mareggiate e maltempo in Sardegna >

[3] Allerte meteo su Sardegna Protezione Civile [online]. < https://www.sardegnaambiente.it >

[4] Allerte meteo su Sicilia Protezione Civile [online]. < https://www.protezionecivilesicilia.it >

[5] Allerte meteo su Arpa Calabria [online]. < https://www.arpacal.it >

[6] Redazione di Tornado in Italia via profili social

[7] Redazione di Meteoscienza via profili social

[8] Veronica Lazzerini, Vice Presidente di Meteo POP via social © veronica.lazzerini

[9] Redazione de La Repubblica via profili social

[10] Comunicazioni del Comune di Linguaglossa via social media

[11] Materiale fotografico via social media © Pianoprovenzana.it

[12] MeteoNetwork via social © meteonetwork_odv

[13] Giulio Betti, meteorologo e climatologo del CNR e presso il Consorzio LaMMA via social © giuliobetti18

[14] Di Peri M., La Repubblica via © repubblica_palermo, 23 gennaio 2026 [online]. Distrutti mille fra hotel e lidi. Ristori per imprese e ferrovie interrotte. < Distrutti mille fra hotel e lidi. Ristori per imprese e ferrovie interrotte >

[15] Comunicazioni del Dipartimento di Protezione Civile via social media

[16] Di Bartolo I., La Repubblica via © repubblica_palermo, 27 gennaio 2026 [online]. Niscemi è parzialmente isolata a causa di due frane. Il sindaco Conti: “Situazione drammatica, più di mille sfollati”. < Niscemi è parzialmente isolata a causa di due frane. Il sindaco Conti: “Situazione drammatica, più di mille sfollati” >

[17] Centro Funzionale Multirischi ARPACAL, 21 gennaio 2026 [online]. Evento pluviometrico eccezionale in Calabria: registrate precipitazioni senza precedenti. < Evento pluviometrico eccezionale in Calabria: registrate precipitazioni senza precedenti >

[18] Dati meteo dalla rete Calabria Weather Data via sito web: < https://calabriaweatherdata.it/ >

[19] Redazione de Il Mondo dei Terremoti via profili social

[20] Nucera F., intervista a cura di Palermo Today, articolo della redazione di Catania Today, 25 gennaio 2026 [online]. Ciclone Harry, l'esperto: "Un evento estremo ed eccezionale che ha combinato più fattori di rischio". < Ciclone Harry, l'esperto: "Un evento estremo ed eccezionale che ha combinato più fattori di rischio" >

[21] Faranda D., Alvarez-Castro M. C., Portal A., Reale M., Tang H., Alberti T., Krouma M., Lucarini V., Coppola E., ClimaMeter, Institut Pierre Simon Laplace - CNRS, 24 gennaio 2026 [online]. 2026/01/20 - Mediterranean Cyclone Harry. Strong winds in Mediterranean Cyclone Harry mostly strengthened by human-driven climate change.

< 2026/01/20 - Mediterranean Cyclone Harry >

[22] Comunicazioni della rete SIAS – Servizio Informativo Agrometeorologico Siciliano via profili social.

[23] Meteoscienza, 28 gennaio 2026 [online]. La frana di Niscemi, analisi di un contesto inesorabilmente predisposto all'innesco di movimenti franosi anche in futuro. < La frana di Niscemi, analisi di un contesto inesorabilmente predisposto all'innesco di movimenti franosi anche in futuro >

[24] Cotugno F., Domani Editoriale, 23 gennaio 2026 [online]. Un miliardo di danni in Sicilia nella tempesta perfetta dell’indifferenza. < Un miliardo di danni in Sicilia nella tempesta perfetta dell’indifferenza >

[25] Dati Rete Ondametrica Nazionale (RON) di Mareografico dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale – ISPRA: < https://www.mareografico.it/it/stazioni.html >

[26] Andrea Corigliano, fisico dell’atmosfera e docente di Matematica e Fisica via profili social  

[27] Dati e modelli del Consorzio LaMMA Toscana: < https://www.lamma.toscana.it/mare/modelli/vento-mare.php > e < https://www.lamma.toscana.it/modelli/atmo/mappe/atmosfera >

[28] Centro Meteorologico Siciliano via social © centro_meteorologico_siciliano

[29] Copernicus via profili social © copernicus_eu

[30] Redazione di Taormina News 24 via profili social © taorminanews24

[31] Di Bartolo I., La Repubblica via © repubblica_palermo, 27 gennaio 2026 [online]. La mareggiata cancella la storia: a brandelli i siti archeologici di Caucana e Camarina. < La mareggiata cancella la storia: a brandelli i siti archeologici di Caucana e Camarina >

[32] Muzi V., Artribune, 23 gennaio 2026 [online]. Il ciclone Harry al Sud Italia sta danneggiando anche il patrimonio culturale. La lista dei danni (in aggiornamento). < Il ciclone Harry al Sud Italia sta danneggiando anche il patrimonio culturale. La lista dei danni (in aggiornamento) >

[33] Wikipedia, the free encyclopedia, 2 febbraio 2026 [online]. 2025–26 European windstorm season: Storm Harry. < 2025–26 European windstorm season >

[34] Dati meteo dalla rete Sardegna Clima via sito web: < https://sardegna-clima.it/rete-stazioni-meteo-sardegna/ >

[35] Dati meteo dalla rete ARPAS via sito web: < https://www.sar.sardegna.it/servizi/dati/datistazioni.asp >

[36] Dati meteo dalla rete SIAS via sito web: < http://www.sias.regione.sicilia.it/ >

[37] Dati meteo dal Dipartimento Regionale di Protezione Civile della Sicilia – AEGIS via sito web: < https://www.protezionecivilesicilia.it/aegis/ >

[38] Dati meteo dalla rete Weather Sicily via sito web: < https://weathersicily.it/Services/Stazioni/Mappa/ >

[39] Dati meteo dalla rete Meteonetwork via sito web: < https://www.meteonetwork.it/rete/livemap/ >